Ogni nuova uscita firmata Alessandro Gualtieri viene ancora oggi vissuta come un piccolo evento nella profumeria di nicchia.

Teaser enigmatici, immagini disturbanti, speculazioni online, community fragrance in fermento: pochi brand riescono ancora a generare un’attesa così forte attorno a un nuovo lancio. E Nasomatto sembra essere ancora uno di questi.

Il 28 maggio è la data ufficiale di lancio di Micodelirio, la nuova fragranza del brand Nasomatto già disponibile in preorder su Kiri Profumi.

Un ecosistema organico e delirante

Installazione artistica ispirata all’universo fungino e organico di Micodelirio, il nuovo profumo Nasomatto di Alessandro Gualtieri

La descrizione ufficiale pubblicata da Nasomatto parla di:

“a natural vital delirium, evoking a flourishing ecosystem of organic disobedience.”

Un linguaggio perfettamente coerente con l’universo creativo di Alessandro Gualtieri, da sempre costruito attorno a istinto, materia, alterazione percettiva e impulso sensoriale.

Le immagini teaser, i riferimenti visivi, i primi dettagli condivisi e le discussioni della community ruotano attorno a un universo fungino, boschivo e quasi psichedelico: terra umida, muschio, spore, ombra, vegetazione viva. Fragrantica indica tra gli accordi principali il lato earthy e mossy, con il fungo come nota dichiarata.

Il packaging di Micodelirio continua la narrazione olfattiva della fragranza

Come spesso accade nei progetti firmati Alessandro Gualtieri, anche il packaging di Micodelirio sembra essere parte integrante della costruzione narrativa del profumo.

Packaging di Micodelirio Nasomatto con box viola, flacone da 30 ml e tappo organico ispirato al micelio

Il classico flacone Nasomatto da 30 ml resta invariato nella struttura, ma il nuovo tappo introduce un’estetica completamente diversa rispetto a molte uscite precedenti del brand.

Dalle prime immagini emerse online, la superficie richiama qualcosa di poroso, irregolare e profondamente organico, quasi una materia viva in continua trasformazione. Un dettaglio che molti appassionati hanno immediatamente collegato al mondo fungino, al micelio e alle texture forestali che sembrano attraversare tutto il concept della fragranza.

Anche il colore del jus sembra muoversi nella stessa direzione: una tonalità ambrata, calda e quasi mielata, lontana dall’oscurità resinosa di Black Afgano o dalle sfumature più fredde e metalliche di altre creazioni Nasomatto.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti di Micodelirio: la sensazione che ogni elemento — dal naming al visual, fino al packaging — faccia parte dello stesso ecosistema creativo.

Più che un semplice lancio, Micodelirio sembra presentarsi come un’esperienza immersiva costruita attorno a materia, percezione e trasformazione organica.

Micodelirio e il concetto di microdosing

Come molte creazioni firmate da Gualtieri, anche Micodelirio sembra ruotare attorno all’idea di alterazione percettiva, impulso istintivo e trasformazione mentale.

Il concept della fragranza pare richiamare il tema del microdosing di funghi: non come fuga dalla realtà, ma come modo diverso di attraversarla, amplificando sensibilità, percezione e disobbedienza organica.

Tutto sembra convergere verso una firma olfattiva più materica, terrosa e radicalmente viva, attraversata da sfumature umide e vegetali lontane dai codici più puliti e rassicuranti della profumeria contemporanea.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti di Micodelirio: la capacità di trasformare un concetto mentale e percettivo in atmosfera olfattiva.

Il nuovo filone organic/earthy della nicchia

Parlare di profumo al fungo può sembrare insolito, ma è proprio qui che Micodelirio diventa interessante.

Negli ultimi anni la profumeria artistica si è spostata sempre più verso accordi materici, atmosfere umide, texture organiche, note terrose e immaginari forestali.

Micodelirio sembra inserirsi esattamente in questa direzione, tanto da poter diventare uno dei profumi manifesto del nuovo filone organic/earthy niche.

Non un profumo semplicemente “verde”. Ma una fragranza che sembra voler raccontare qualcosa di più vivo, istintivo e sotterraneo.

Una direzione che sembra allontanarsi dall’idea di profumo discreto per avvicinarsi sempre di più a fragranze capaci di costruire presenza, atmosfera e identità.

Perché ogni nuova uscita Nasomatto crea ancora hype

Una delle cose più interessanti osservando community e forum fragrance è che ogni nuova uscita di Alessandro Gualtieri continua ancora oggi a essere vissuta come un vero evento.

Micodelirio arriva inoltre a circa tre anni di distanza da Sadonaso, la controversa fragranza lanciata nel 2023 e diventata rapidamente una delle uscite più divisive e discusse della community fragrance.

A differenza di molti brand contemporanei, Nasomatto non segue il ritmo accelerato dei lanci continui che oggi domina gran parte del mercato fragrance.

Le nuove creazioni arrivano raramente, spesso dopo anni di silenzio, e sembrano nascere da processi creativi molto più istintivi, lenti e viscerali, profondamente legati all’universo mentale di Alessandro Gualtieri.

Ogni progetto sembra prendere forma poco alla volta, seguendo tempi che difficilmente rispecchiano quelli della profumeria “fast”, costruita su release continue e attenzione costante.

Ed è forse proprio questa distanza dai ritmi del mercato contemporaneo a creare attesa, desiderio, fermento e hype attorno a ogni nuova uscita Nasomatto.

Tra teaser, speculazioni e discussioni online, pochi brand nella profumeria artistica riescono ancora a generare un’attesa così forte attorno a un nuovo lancio.

C’è chi lo immagina come una fragranza muschiata, aromatica e boschiva, e chi sottolinea quanto il mood sembri vicino a un’idea personale di foresta.

Ed è esattamente questo il punto: Nasomatto non lancia semplicemente nuovi profumi. Crea immaginari. Universi sensoriali immediatamente riconoscibili.

Ogni uscita porta con sé un’estetica, una provocazione, una domanda. E Micodelirio sembra muoversi proprio in questa direzione: meno immediato, più organico, forse più disturbante. Sicuramente molto Gualtieri.

Micodelirio sarà il nuovo cult Nasomatto?

Micodelirio non va raccontato come una recensione olfattiva definitiva, perché il profumo deve ancora arrivare ufficialmente sul mercato. Ma tutto ciò che lo circonda — il nome, il concept, il riferimento al microdosing, l’immaginario fungino, la reazione della community — lo rende già uno dei lanci più interessanti e discussi della profumeria di nicchia contemporanea.

Se Black Afgano ha trasformato l’oscurità in culto e Baraonda ha reso l’alcolicità qualcosa di denso, caldo e quasi rituale, Micodelirio sembra voler aprire un’altra porta: quella di una natura delirante, viva, umida, fertile e disobbediente.

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